La depressione secondo la psicoterapia breve strategica

La depressione sembra delinearsi a partire da una credenza, cioè da un pensiero strutturato, secondo il quale la persona si sente vittima di qualcosa che non può combattere o superare e, di conseguenza, rinuncia (Muriana et al., 2006).

 

La rinuncia pone il paziente nel ruolo di vittima: il soggetto si percepisce come colui che subisce la realtà. Egli rinuncia perché è convinto di non avere i mezzi o che la situazione non sia per sua natura modificabile. Il sillogismo paralizzante è : non sono in grado, quindi rinuncio, quindi sono vittima (Muriana et al, 2006).

 

La psicoterapia breve strategica distingue quattro varianti di uno stesso modello ridondante di rispondere alle difficoltà, che si costruisce a partire dalla stessa Tentata Soluzione disfunzionale (la rinuncia): il depresso radicale, l’illuso deluso di sé, l’illuso deluso degli altri, il moralista.

La prima variante, il depresso radicale, si distingue dalle altre tre modalità di rinuncia perché tale paziente ritiene di essere sempre stato così, “sono nato così, io sono sbagliato, gli altri ed il mondo sono giusti….e felici, è vittima di sé stesso, in lui si verifica mancanza di desiderio spontaneo verso le piccole cose quotidiane, anedonia, assenza di interesse verso tutto ciò che gli altri fanno con piacere, ha scarsa stima nelle proprie capacità personali, presenta numerosi sintomi di natura medica, postura chiusa, ansia di tratto, disturbi dell’appetito (inappetenza o iperfagia), alta affaticabilità, , difficoltà a sostenere lo sguardo, costante lamentela, eloquio poco esplicativo. Il suo comportamento è faticoso, rallentato e demotivato e conferma al soggetto la credenza di essere sempre sbagliato; è il mondo che è giusto. Il paziente rinuncia delegando agli altri, in quanto si sente incapace a causa del suo svantaggio biologico o genetico o sociale.

La seconda variante, l’illuso deluso di sé è colui che è passato attraverso la sua incapacità, ha scoperto ed ha dimostrato di non essere come pensava di essere, ricorda vividamente l’episodio che ha confermato definitivamente di non avere le risorse, le capacità.Gli errori non sono ammessi, ogni sconfitta vale doppio, ogni successo “era dovuto”, il presente è percepito come immodificabile ed il futuro come impossibile, è una persona che non si è accorta di far parte degli esseri umani imperfetti e passibili di errori ed in grado di rimediarvi, che fanno tesoro dell’esperienza, quando gareggia deve sempre prendere la medaglia d’oro, se non vi riesce, è un fallito, non ha mai realizzato che le medaglie d’oro sono il frutto di tante sconfitte e che proprio dalle sconfitte si ricavano le migliori ricette della vittoria. La sua resa porta alla delega poiché si sente incapace, non si fida più di sé, ha confusione mentale, dubbi continui, mette in discussione tutto quello che fa o che dovrebbe fare, ciò la porta alla rinuncia per paura dell’errore. Sul piano cognitivo è dominante una continua attività di ricerca e di individuazione delle proprie insufficienze o incapacità, percezione continua dell’errore, solo il massimo è accettabile. Il pensiero appare disturbato da capacità di concentrazione, dubbi e rimpianti, prevale il non sapere più cosa fare “tanto se faccio sbaglio”. Sono presenti anedonia, pianto e disperazione. Sul piano somatico si evidenziano: stanchezza, fatica, pesantezza, disturbi del sonno e alimentari, le azioni sono limitate all’indispensabile, non sono esclusi pensieri e rischi di suicidio. La Tentata Soluzione disfunzionale è il rinunciare arrendendosi.

La terza variante, l’illuso deluso degli altri è una vittima consapevole che ha subito un evento, vissuto come impossibile da superare. E’ una persona che ha sempre pensato di non avere problemi relazionali con nessuno, ripone negli altri una fiducia scontata e data per certa. La credenza di base è:” io posso gestire gli altri grazie alla mia costante ed eccessiva disponibilità o perché mi fido ciecamente” tale credenza può diventare “Gli altri sono totalmente irriconoscenti…. Con tutto quello che ho fatto per loro..!”. La persona si era convinta che assecondando gli altri e compiacendoli, nulla di male sarebbe potuto capitare dal rapporto con il prossimo.Sul versante cognitivo troviamo tendenza alla ruminazione mentale, il costante ricordare a se stesso e a volte anche agli altri, l’evento doloroso, compromissione della capacità di pensare, concentrarsi e prendere decisioni, spesso dovute all’invadenza dei pensieri ossessivi. Sono presenti delusione senza fine, disperazione, in alcuni casi pensieri di morte, perdita di interessi personali, irritablità, insofferenza e apatia ed una dominante autocommiserazione, una sofferenza senza fine. Sul versante somatico si trovano disturbi del sonno, alimentar, senso di fatica, dolorosità, agitazione psicomotoria. La persona si sente vittima degli altri; la sua credenza è “Non ci sono e non ci devono essere problemi con gli altri…” . Alla rottura di tale credenza segue il pensiero di essere stata tradita dagli altri, che gli altri la facciano soffrire per ingratitudine, cattiveria, superficialità… La persona rinuncia arrendendosi e delegando agli altri la soluzione del proprio problema.

La quarta variante, il moralista, rinuncia è solo a livello pratico e la persona diviene vittima del mondo. Troviamo una fortissima attività a livello di pensiero perché è col pensiero che la persona combatte pretendendo che gli altri ed il mondo siano diversi. Egli crede che si debba essere giusti, corretti, onesti e capaci e chi non lo è dovrebbe essere biasimato severamente, si aspetta giustizia e fermezza. Vive in un costante stato di rabbia e di frustrazione, consapevole che operativamente non puo’ riuscire ad ottenere la sua giustizia. A livello cognitivo troviamo forte ruminazione, aspettative sfavorevoli, pensieri aggressivi. Il desiderio è presente ma è un desiderio impossibile da realizzare, in questo mondo sbagliato ed ingiusto. La persona sa che cosa e come si dovrebbe pensare o fare, ma deve rinunciarvi in quanto consapevole della propria impossibilità di moralizzare il mondo. Vi sono: esitamento sociale, rigidi legami personali, modalità che oscillano dalla passività all’aggressività. La credenza è : io sono nel giusto, è il mondo che è sbagliato e dovrebbe essere diverso.

Da un punto di vista strategico il disturbo depressivo non rappresenta un Sistema Percettivo Reattivo ma la conseguenza di ripetuti fallimenti del paziente nell’affrontare un problema. Una ulteriore situazione riconducibile ad uno stato di depressione si ha quando la sensazione di base provata dal paziente è il dolore dovuto ad un lutto o ad una perdita. In questo caso è necessario “passarci nel mezzo per venirne fuori”, cioè rielaborare l'evento. Le tentate soluzioni in questo caso sono: la rinuncia, la delega, la richiesta di aiuto e il parlare del problema. E’ importante sottolineare che il dolore non si può cancellare ma può solo decantare, più si tenta di scacciarlo e più lo si rende vivo; come la ferita aperta che fa male può trasformarsi in cicatrice.

Il trattamento della depressione secondo la psicoterapia breve strategica è costituito da una serie di manovre terapeutiche che conducono il paziente attraverso una serie di esperienze emozionali concrete a cambiare completamente la percezione della sua realtà patologica e la reazione conseguente. In seduta si studia come funziona e come si mantiene il problema. L’intervento strategico si focalizza cioè sul “qui e ora” alla ricerca delle soluzioni piuttosto che delle cause originarie su cui non sarebbe possibile alcun intervento (poiché appartengono al passato). L’intervento è di tipo attivo e prescrittivi e dovrebbe dare risultati fin dalle prime sedute. Questo modello di terapia prevede di incrinare la credenza disfunzionale per poi costruirne un’altra funzionale. Ultimo obiettivo è quello di togliere i fattori di rischio di ricaduta.

Il trattamento psicoterapeutico varia a seconda della tipologia di depressione che si evidenzia.

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